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  ____Punti di vista____________________________  
     
 
PRIMO PIANO SU
ALIMENTAZIONE E SALUTE
 
  Science Generation ha intervistato tre specialisti europei della nutrizione sui problemi di salute legati all'alimentazione sia nei loro paesi (Francia, Italia e Svezia) che a livello comunitario.
E' ormai un dato di fatto, ci dicono, che l'obesità e, più in generale, le malattie associate a squilibri alimentari sono in crescita. Le persone consumano sempre più calorie, a fronte di una diminuita attività fisica. Nei tre paesi citati sta comunque crescendo la consapevolezza dei pericoli associati alle cattive abitudini alimentari, grazie anche alle campagne informative promosse dall'autorità pubblica. L'Europa è aiutata, in un certo senso, dall'esempio americano, poiché nel nuovo mondo le conseguenze dei disequilibri alimentari si sono fatte sentire molto prima. E, chiaramente, la stessa situazione è destinata a replicarsi in Europa nel giro di dieci o vent'anni, se non verranno adottate per tempo misure efficaci.
Siamo in un periodo di transizione nel quale dobbiamo imparare a gestire l'abbondanza di cibo e la tendenza alla diminuzione costante dell'attività fisica nella vita quotidiana.
 
  Il Professor Arnaud Basdevant è docente di nutrizione presso l'Università di Parigi VI e responsabile del servizio nutrizione presso l'ospedale Hôtel-Dieu di Parigi.
  Il Professor Åke Bruce è specialista in nutrizione presso la Swedish National Food Administration.
  Il Professor Nicola Sorrentino è docente di igiene nutrizionale e crenoterapia presso la scuola di specializzazione di idrologia medica dell'Università di Pavia.
Quali sono i principali problemi di salute legati all'alimentazione nel Suo paese?
 
 
Secondo Lei, è possibile affermare che l'obesità ha raggiunto proporzioni epidemiche nel Suo paese?
 
 
A cosa attribuisce questo aumento dell'obesità? Ad una evoluzione dell'alimentazione o alla scarsa attività fisica?
 
 
Come può spiegare il fatto che si tende a dare sempre meno importanza alla limitazione nell'uso del sale nell'alimentazione degli ipertesi?
 
 
Ci sono categorie di persone che, per età o per condizioni socio-economiche, sono più a rischio?
 
 
Oltre all'obesità, quali altri problemi di salute o malattie possono essere attribuite ad una dieta sbagliata?
 
 
Come sono cambiate le abitudini alimentari negli ultimi decenni?
 
 
Ci sono stati, comunque, degli aspetti positivi che hanno caratterizzato le abitudini alimentari negli ultimi decenni?
 
 
Qual è la posizione dell'autorità sanitaria riguardo ai problemi di salute legati all'alimentazione? Vengono organizzate campagne di sensibilizzazione?
 
  Come vengono stabilite le linee guida ufficiali?  
  Il pubblico ha recepito la posizione dei nutrizionisti e delle autorità sanitarie sui problemi legati all'alimentazione?  
  Quale consiglio darebbe Lei per modificare le cattive abitudini alimentari nel suo paese?  
 

D.
Quali sono i principali problemi di salute legati all'alimentazione nel Suo paese?

Professor Bruce:
Riscontriamo in Svezia gli stessi problemi della maggior parte dei paesi occidentali, legati per lo più allo squilibrio tra apporto e dispendio energetico. L'apporto di grassi, così come quello di acidi grassi saturi, è troppo alto. Al contrario, il consumo di frutta e legumi, che aiutano ad equilibrare l'alimentazione, è troppo basso.

Professor Basdevant:
In Francia ci sono problemi di diversa natura. Non dobbiamo dimenticare il numero di pazienti denutriti negli ospedali e negli istituti, in particolare le persone anziane. Inoltre, le principali preoccupazioni, oltre gli effetti dell'alcolismo, sono il cancro, l'obesità e le sue conseguenze, i disordini alimentari che possono portare alla malnutrizione, la carenza di ferro e calcio in certi gruppi di popolazioni, le allergie. E' stato largamente dimostrato che talune abitudini alimentari possono sviluppare alcune tipologie di cancro, in particolare diete troppo ricche di alcool e povere di frutta, vegetali e fibre. Il cancro è dunque il problema principale. In un paese come gli Stati Uniti, l'aumento dell'obesità va di pari passo con l'aumento dei malati di cancro.
Un altro fatto concreto è che col progredire dell'obesità, crescono anche le relative complicazioni, in particolare il diabete, l'ipertensione, i disordini del metabolismo, l'eccesso di colesterolo e trigliceridi. Una popolazione che ingrassa tende anche a soffrire maggiormente di diabete. Infatti, il 90% del diabete è legato ad eccesso di peso e sedentarietà.

Professor Sorrentino:
L'obesità è senz'altro uno dei principali problemi in Italia. Fra gli italiani adulti, 4 milioni sono obesi e 16 milioni in sovrappeso, con un incremento percentuale del 25% in 10 anni. Gli uomini obesi sono il 9,2% di tutta la popolazione adulta, mentre le donne sono l'8,8%; inoltre il 42,4% degli uomini ed il 26% delle donne sono in sovrappeso.
L'obesità è correlata a malattie di tipo cardiovascolare, ipertensione, ipertrigliceremia, diabete di tipo II, calcoli biliari, difficoltà respiratorie, osteoartrosi, ecc. Per non parlare dello sviluppo dei tumori legato a squilibri alimentari.
I problemi di salute diventano ancora più preoccupanti quando tre condizioni, cardiopatia, ipertensione e diabete si riscontrano nello stesso individuo. Fra le persone sopra i 18 anni, il 14,8% accusa due delle tre malattie, mentre il 2% tutte e tre.

 
 
 
  D.
Secondo Lei, è possibile affermare che l'obesità ha raggiunto proporzioni epidemiche nel Suo paese?

Professor Basdevant:
Se parliamo di un incremento della frequenza e della diffusione dell'obesità nelle diverse regioni francesi e nei paesi europei, allora dobbiamo dire di sì. L'OMS-Organizzazione mondiale della sanità parla di epidemia di obesità. La Francia attualmente è solo allo stadio iniziale del fenomeno, ma un netto aumento è evidente. La frequenza dell'obesità raddoppia ogni 15 anni nei bambini. In altre parole, oggi dal 12% al 14% dei bambini è affetto da obesità, mentre 15 anni fa solo il 6% lo era, e 30 anni fa il 3%. Per quanto riguarda gli adulti, le cifre si aggirano attorno all'11% contro l'8% di 6 anni fa. Possiamo osservare in particolar modo un'aumentata frequenza delle forme più estreme. Inoltre, l'incidenza dell'obesità è più alta tra le popolazioni più svantaggiate, il che non significa che tutte le regioni, le fasce d'età, e categorie sociali non ne siano affette.
La Francia è meno colpita dall'obesità rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna. Ad esempio, non siamo ancora in una situazione simile a quella degli Usa, dove un bambino su tre o quattro è obeso, ma raggiungeremo questo livello entro il 2020 o il 2025 se non faremo nulla per combattere questa tendenza. Ci troviamo di fronte ad un esempio, quello statunitense, che dovrebbe spingerci ad agire …e ad agire con successo e senza danni collaterali.

Professor Sorrentino:
Sì, possiamo parlare di una "epidemia generale". Basti considerare che il 36% di tutti i bambini in Italia sono in sovrappeso od obesi per varie ragioni: saltano i pasti, mangiano merendine, cereali e snack di vario tipo con molto zucchero, assumono bevande altrettanto zuccherate. Il problema è aggravato dal fatto che i bambini di oggi sono troppo sedentari: passano molto tempo di fronte al televisore invece di fare esercizio fisico.

Professor Bruce:
Sì, credo che "epidemia" sia un termine corretto per la situazione in Svezia. I nutrizionisti sono coscienti di questo problema da tempo, anche se, finora, si sono per lo più concentrati sui problemi legati alla salute, come ad esempio le malattie cardiovascolari, il regime alimentare e il cancro. L'obesità e il fenomeno del sovrappeso sono invece rientrati fra le priorità dei nutrizionisti solo da 2/3 anni a questa parte.

 
 
 
 

D.
A cosa attribuisce questo aumento dell'obesità? Ad una evoluzione dell'alimentazione o alla scarsa attività fisica?

Professor Basdevant:
Si tratta di un fenomeno molto complesso, che può avere varie spiegazioni e che può essere solo parzialmente chiarito. Il primo fattore è senza dubbio l'abitudine ad uno stile di vita sedentario e la diminuzione dell' attività fisica. C'è grande dibattito in Francia sugli aspetti dell'alimentazione che favoriscono l'obesità. Rimane comunque il principio fondamentale che più una dieta è ricca in calorie - sia che si tratti di bevande o di cibi - più essa favorisce l'obesità. Un altro spunto importante di riflessione è la destrutturazione dei ritmi alimentari, come l'assunzione di cibo al di fuori dei pasti causato da tentazioni, umore o anche stress. La perdita di buone abitudini e di un'educazione alimentare gioca dunque un ruolo importante.

 
 
 
 

D.
Come può spiegare il fatto che si tende a dare sempre meno importanza alla limitazione dell'uso del sale nell'alimentazione degli ipertesi?

Professor Basdevant:
In generale, quando un medicinale è molto efficace nel trattare una patologia - come i trattamenti contro l'ipertensione, per esempio - c'è la tendenza ad essere più negligenti nel chiedere ai pazienti di monitorare le loro abitudini alimentari. Dal momento che i medicinali per ridurre la pressione sanguigna sono molto efficaci, la questione del consumo di sale può apparire secondaria. Ma non lo è, dato che il trattamento è più efficace quanto più l'apporto di sale è limitato.

 
 
 
 

D.
Ci sono categorie di persone che, per età o per condizioni socio-economiche, sono più a rischio?

Professor Sorrentino:
Condizioni economiche precarie corrispondono quasi sempre ad alimentazioni povere ed alla mancanza di un'educazione alimentare corretta.
Più in generale, il fatto che molte madri lavorano fuori casa ha un notevole impatto. Per pigrizia o per stanchezza le donne, per lo più delegate alla preparazione dei pasti, rientrando a casa dopo una giornata di lavoro, sono poco propense a passare del tempo davanti ai fornelli, prediligendo - per motivi di praticità e rapidità - una cucina apparentemente molto semplice che rischia, alla lunga, di scadere nella monotonia. Sceglieranno sughi già pronti o metodi di cottura, tipo le fritture, che rispondono sicuramente all'imperativo di fare in fretta, ma che non fanno bene alla salute.

Professor Bruce:
La categoria di persone che più ci preoccupa in Svezia sono i bambini e gli adolescenti. E' su di loro che focalizziamo la nostra attenzione. Il livello socio-economico, inoltre, gioca un ruolo importante sulle abitudini alimentari. In alcune zone di Stoccolma particolarmente povere, riteniamo che i consigli e le raccomandazioni dei nutrizionisti non vengano presi assolutamente in considerazione dalla popolazione. I bambini e gli adolescenti sono più numerosi in questi quartieri rispetto alle altre zone, come dimostra il numero degli iscritti alle scuole. Così, fattori socio-economici accentuano il rischio dello squilibrio alimentare di questi bambini e di questi adolescenti. Il numero di ragazzi obesi o in sovrappeso è infatti aumentato rapidamente negli ultimi anni in questo tipo di popolazione.
Studi recenti a Stoccolma hanno mostrato che l'11% dei ragazzi di 15 anni e il 15% delle ragazze sono in sovrappeso, e che l'obesità è 3 volte più frequente tra le ragazze le cui madri possiedono un basso livello di educazione; le cifre per i ragazzi sono 2 volte maggiori. In un altro studio su bambini e bambine tra i 9 e i 10 anni, è stato dimostrato che la prevalenza di obesità e di sovrappeso è di circa il 30% nelle aree più povere, mentre è solo del 5% in quelle molto ricche.
Inoltre, abbiamo un problema che tocca la Svezia in particolare e che non ha niente a che fare con i gruppi a rischio, ma riguarda le risorse finanziarie disponibili per certe regioni. A causa dell'organizzazione politica del paese e della relativa indipendenza che hanno le singole regioni, si verifica che in alcune più che in altre vengono stanziati fondi per le cliniche specializzate nella cura dell'obesità. In questo caso il problema non è che alcune popolazioni sono più a rischio ma che la possibilità di combattere l'obesità in alcune aree è molto limitata rispetto ad altre.

 
 
 
 

D.
Oltre all'obesità, quali altri problemi di salute o malattie possono essere attribuiti ad una dieta sbagliata?

Professor Basdevant:
Molte persone soffrono di allergie. Questa è un'area poco conosciuta attualmente, ma senza dubbio più importante di quanto pensiamo e che meriterebbe più attenzione. Ci mancano dati epidemiologici e spiegazioni, ma è un aspetto sul quale gli specialisti della nutrizione e della salute pubblica stanno vigilando.
Un altro problema reale è l'eccessivo consumo di sale. Questo argomento ha perduto un po' della sua attualità nei media, ma le istituzioni e le grandi società hanno fatto sforzi notevoli per tentare di trovare delle soluzioni a diversi problemi, ad esempio come diminuire la quantità di sale nel pane.

Professor Sorrentino:
Seri problemi alimentari come l'anoressia e la bulimia toccano in modo particolare le giovani donne italiane. Le adolescenti sono più a rischio. Tra i 15 e 25 anni i disordini alimentari affliggono 65.000 persone, con 8.500 nuovi casi segnalati ogni anno. Le donne sono 10 volte più colpite da problemi alimentari rispetto agli uomini. E' più difficile diagnosticare il problema alimentare nell'uomo. Nella metà dei casi di persone con disturbi alimentari, non è possibile stabilire una diagnosi precisa.

Professor Bruce:
Il Comitato per l'alimentazione e la salute svedese - organo governativo fondato nel 1970 che studia i problemi legati all'alimentazione - ha segnalato che esistono dei legami tra il tipo di alimentazione e alcune malattie come quelle cardio-vascolari, il cancro e, insieme ad altri fattori, l'osteoporosi. Come risultato diretto di un'assunzione eccessiva di sodio, l'ipertensione è inoltre elencata tra i problemi di salute legati alla dieta. Lo stesso Comitato ha inoltre rilevato come i disturbi dentali, legati ad un maggiore consumo di zuccheri, siano maggiori rispetto al passato, Infine, l'obesità è intimamente legata a due malattie: la Sindrome X (o sindrome metabolica) e il diabete dell'adulto, che si manifestano sempre più frequentemente anche in individui giovani.

 
 
 
 

D.
Come sono cambiate le abitudini alimentari negli ultimi decenni?

Professor Sorrentino:
Le abitudini alimentari sono radicalmente cambiate in Italia negli ultimi 40 anni, per diverse ragioni: sviluppi e progressi dell'agricoltura, trasformazioni tecnologiche, pubblicità, miglioramento delle condizioni economiche e, oggi, facilità di accesso a cibi rari e più raffinati.
La malnutrizione non è più un problema nei paesi occidentali. Il problema è, semmai, la sovralimentazione. Inoltre, l'influenza della pubblicità televisiva è molto forte. E se riesce a far presa sugli adulti, che dovrebbero rendersi conto di essere manipolati, immaginiamo che impatto può avere sui bambini!

Professor Basdevant:
Per cominciare, l'alimentazione è diventata più ricca di calorie, un fenomeno che è legato alla minore assunzione di frutta e verdura. Una seconda importante modifica, che rappresenta un punto di svolta dell'evoluzione umana, è l'aumento della disponibilità di prodotti alimentari in rapporto al passato. Gli abitanti dei paesi ricchi non hanno mai avuto una disponibilità alimentare quasi illimitata durante un così lungo periodo. La maggioranza dei nostri concittadini può mangiare in gran quantità prodotti sicuri, facilmente conservabili e gustosi.
Il terzo aspetto da considerare è il cambiamento dei modelli alimentari tradizionali. Molte persone sono passate ad un tipo di alimentazione rapida, modificando così i loro ritmi alimentari in funzione del lavoro, dello stile di vita, ecc. Dobbiamo trovare ora nuovi modelli più adeguati.
Siamo in un periodo di transizione e abbiamo ancora bisogno di almeno una decina d'anni per raggiungere un modello d'alimentazione adatto alle nuove condizioni di vita.

 
 
 
 

D.
Ci sono stati, comunque, degli aspetti positivi che hanno caratterizzato le abitudini alimentari negli ultimi decenni?

Professor Basdevant:
Il primo aspetto importante da considerare è la diminuzione della mortalità neo-natale, come risultato della sicurezza alimentare. In secondo luogo, siamo stati testimoni di uno spettacolare allungamento della durata della vita, dove l'alimentazione ha giocato un ruolo fondamentale. Il terzo aspetto riguarda la sfera sociale: l'alimentazione si è straordinariamente "democratizzata" e sempre meno persone soffrono di carenze di cibo. All'inizio del XX secolo, il nostro paese ancora soffriva di periodi di carestia. Dal 1950 siamo entrati in un'epoca di disponibilità di cibo che si è trasformata in estrema abbondanza. Ora ci troviamo in un periodo molto attivo in cui i grandi benefici dovuti ai miglioramenti nell'alimentazione si accompagnano ad effetti secondari, come l'obesità e l'aumento di malattie del metabolismo e conseguenze cardio-vascolari.

Professor Bruce:
Sfortunatamente in Svezia non ci sono dati disponibili soddisfacenti sui cambiamenti nelle abitudini alimentari del grande pubblico. In generale, gli studi condotti sull'intera popolazione tra il 1987 e il 1997 ci mostrano che ci sono stati mutamenti poco importanti nelle abitudini alimentari, con una leggera diminuzione dell'apporto di grasso, ed un modesto aumento di consumo di frutta e verdura. Nessuna variazione significativa per il consumo di zucchero. Ma, per un'analisi più completa, abbiamo bisogno di più dati socio-economici. Dovremmo poter effettuare una nuova inchiesta a livello nazionale negli anni a venire.

 
 
 
 

D.
Qual è la posizione dell'autorità sanitaria riguardo ai problemi di salute legati all'alimentazione? Vengono organizzate campagne di sensibilizzazione?

Professor Bruce:
Le autorità svedesi sono consapevoli del problema e intendono far qualcosa per risolvere la situazione. Recentemente è stato commissionato uno studio ad esperti nutrizionisti, con la richiesta di suggerimenti e raccomandazioni per l'attuazione di un piano d'azione destinato a migliorare le abitudini alimentari della popolazione. Si tratta di un'iniziativa a livello nazionale molto importante. Nel marzo 2004 ha avuto luogo a Stoccolma una riunione con alcuni dei ministri coinvolti nel progetto così come i maggiori attori, ad esempio coloro che hanno a che fare con l'alimentazione e l'attività fisica (servizi di ristorazione, ristoranti, grandi distribuzioni, fast-food, organizzazioni sportive, pianificazione urbana e educazione). Ogni gruppo presenta la propria attività. Tutti propongono azioni collettive per trovare alcune soluzioni ai problemi legati all'alimentazione e alla nutrizione.

Professor Sorrentino:
In termini di costi, l'Italia spende per la sanità 22.8 miliardi di euro all'anno, vale a dire il 6-7% della spesa nazionale totale. Di questa cifra, più della metà (65%) è relativa alle spese ospedaliere. Questo per dire che, per giustificare le migliori abitudini alimentari, non dobbiamo dimenticare la questione economica, che è un punto molto importante.
Il Ministero della salute ha recentemente proposto la creazione di una Commissione con lo scopo di raggiungere un accordo con l'industria alimentare e della grande ristorazione sulle dimensioni delle porzioni alimentari (che dovrebbero essere ridotte). E' provato che quanto più cibo si ha nel piatto, più si è portati a mangiare. Le quantità delle porzioni variano tra il nord e il sud Italia.
Altre iniziative pubbliche hanno come oggetto l'etichettatura. Nel 2003 il Ministero per le politiche agricole ha emanato un decreto riguardante gli alimenti e la loro etichettatura: ad esempio, la quantità di caffeina nel caffè deve essere indicata; i cibi a base di carne devono specificare se si tratta di maiale, manzo, o pollame; alcuni prodotti surgelati devono riportare la percentuale di ghiaccio sul peso totale, ecc.
Campagne per incoraggiare la popolazione ad adottare migliori abitudini alimentari sono organizzate da diverse istituzioni: dal Ministero della salute e quello dell'Agricoltura, alle Regioni, le Province, i Comuni, oltre che dalle università e anche da aziende private. Il problema è che non esiste un coordinamento centralizzato, e neppure obiettivi comuni. Pur essendo uno specialista, spesso neppure io sono al corrente di tutte le iniziative promosse. E se non ne sono informati adeguatamente gli esperti, chi lo può essere? C'è mancanza di comunicazione e coordinamento nelle campagne legate all'alimentazione.

 
 
 
  D.
Come vengono stabilite le linee guida ufficiali?

Professor Bruce:
Senza soffermarci sul passato, vorrei dire che è sicuro che il governo accetterà le raccomandazioni suggerite nello studio di cui abbiamo parlato prima, poiché non ha solamente finanziato questo grande progetto, ma ha anche partecipato attivamente alla sua creazione.

Professor Basdevant:
C'è stata una vera presa di coscienza del problema nel nostro paese, che dispone già dal 2000 di un piano nazionale sulla nutrizione e la salute. La decisione è stata presa da Bernard Kouchner e portata avanti dai ministri che gli sono succeduti, in particolare da Jean-François Mattei. L'obiettivo e le risorse sono state mantenute, indipendentemente dai cambiamenti politici. Un aspetto importante di questo piano è che riunisce intorno allo stesso tavolo i Ministeri dell'Agricoltura, dell'Educazione, della Sanità, degli Interni, ecc. E' un progetto notevole.
I risultati non possono essere ovviamente valutati in soli 3 anni; serviranno dei decenni. Una cosa è però certa: non sono sufficienti i messaggi da soli per cambiare le abitudini alimentari dei francesi, ma è necessaria una mobilitazione di tutti gli attori coinvolti, in particolare industria e mezzi di comunicazione. Ad esempio, i miei colleghi ed io abbiamo partecipato ad un dibattito sulla pubblicità televisiva degli alimenti rivolta ai bambini, e ad una discussione sui distributori di snack nelle scuole. Sebbene io consideri queste azioni molto importanti, è necessario fare qualcosa di più. Occorre promuovere campagne specifiche rivolte alle categorie di persone più vulnerabili e più difficili da raggiungere. Questa è la sfida maggiore.
Vorrei inoltre sottolineare che l'impulso a livello nazionale può essere molto efficace se è seguito da iniziative a carattere regionale e locale. Per esempio, alcune città stanno rivalutando la loro politica sui trasporti e sulle attrezzature sportive per i ragazzi. Molte azioni stanno prendendo piede nelle scuole (DRASS). C'è bisogno di una iniziativa a livello nazionale, degli enti locali, e che la gente sia motivata a trovare le soluzioni ai propri problemi. Molte discussioni sulle politiche nutrizionali stanno avendo luogo, sia al Senato, che all'Assemblea Nazionale e al Commissariato generale del Piano. Siamo testimoni di un nuovo fenomeno.

 
 
 
  D.
Il pubblico ha recepito la posizione dei nutrizionisti e delle autorità sanitarie sui problemi legati all'alimentazione?

Professor Sorrentino:
Grazie ai mezzi di comunicazione, molte persone hanno capito il messaggio principale: se si mangia bene, si vive più a lungo. Tuttavia, questo messaggio è arrivato solo a chi legge i quotidiani o guarda la TV e non all'intera popolazione. In generale, le classi socio-economiche più elevate sono al corrente del problema.

Professor Bruce:
La maggior parte delle persone, specialmente quelle appartenenti alle classi economiche più elevate, sono informate sulla posizione delle autorità pubbliche svedesi. Molti dei maggiori quotidiani svedesi hanno recentemente pubblicato sia i loro punti di vista sia analisi critiche sulle abitudini alimentari e diete. Anche se alcune persone non conoscono la posizione dei nutrizionisti, il grande pubblico conosce i problemi associati alle diete. Coloro che appartengono ai livelli più bassi della scala sociale, su cui si vorrebbe avere un maggiore impatto, conoscono probabilmente il problema e forse anche le raccomandazioni, ma purtroppo si ignora se osservano queste indicazioni. Raggiungere questi gruppi è uno degli obiettivi del progetto attuale.

 
 
 
  D.
Quale consiglio darebbe Lei per modificare le cattive abitudini alimentari nel Suo paese?

Professor Bruce:
Per prima cosa vorrei raccomandare un maggiore consumo di frutta e verdura e cibi ad alto contenuto di micro-nutrienti. Consiglierei inoltre di fare attenzione agli alimenti molto calorici e poco nutrienti come caramelle, snack, bevande zuccherate e hamburger, e limitare il loro consumo così come ridurre il consumo di sale. Allo stesso modo consiglio di fare attenzione ai grassi, e in particolare i grassi saturi, e di scegliere quindi prodotti che ne contengano il meno possibile. Dal 1989, grazie alla Swedish National Food Administration, i prodotti a basso contenuto di grassi (e altri ricche di fibre) riportano sull'etichetta un simbolo facilmente identificabile (buco di serratura bianco su fondo verde o nero). Questo simbolo indica che questi cibi sono la scelta migliore tra i diversi gruppi di prodotti "problematici": latte, burro, formaggio a pasta dura e prodotti alimentari a base di carne tritata. I prodotti che sono naturalmente a basso contenuto di grassi o ricchi di fibre (come la carne, il pesce, la frutta e le verdure) non riportano questo simbolo.
Non è facile portare dei cambiamenti a livello nazionale, poiché entrano in gioco anche molti fattori internazionali. A mio avviso, occorre agire a livello europeo, non contro ma d'intesa con i produttori. Sarebbe una buona idea mettere insieme tutte le parti coinvolte e vedere su cosa si può andare d'accordo o meno. Avere una prospettiva globale - o per lo meno europea - è essenziale. Questo obiettivo è difficile da perseguire in quanto il consumo di prodotti considerati poco salutari è differente tra i diversi paesi. Tuttavia esistono già criteri nutrizionali accettati a livello mondiale.

Professor Sorrentino:
Sono stato per circa 10 anni il coordinatore di un programma chiamato "Educare per prevenire" rivolto alle scuole medio-superiori dell'area milanese. Il programma è stato sviluppato con il patrocinio della Provincia di Milano, Assessorato all'istruzione e con il supporto del provveditorato agli Studi. I nutrizionisti sono intervenuti con un programma educativo sull'alimentazione dedicato agli studenti, hanno distribuito un questionario da compilare, ecc. Il programma ha avuto un ottimo impatto, ma ha anche messo a fuoco che il problema è a casa, dove non c'è stato né supporto né follow-up ai nostri sforzi. Occorre educare anche i genitori.
Un altro punto: la pubblicità televisiva che ha come target i bambini è estremamente dannosa. I bambini fanno pressione sui genitori affinché comprino gli snack che vengono pubblicizzati..
Ci sono già stati sviluppi positivi come il regolamento sull'etichettatura che mira ad informare il consumatore su cosa sta acquistando, usando etichette speciali per la qualità dei prodotti, per prodotti biologici, ecc. Le etichette sono anche un mezzo per assicurare l'origine del prodotto per alimenti e vini, come l'etichetta DOC (Denominazione di Origine Controllata).
E' chiaro che abbiamo bisogno di più campagne di informazione: più informazioni nelle scuole, per arrivare anche ai bambini, poiché è a quella età che cominciano i problemi di salute legati all'alimentazione. Bisogna educare famiglie, insegnanti, responsabili scolastici, medici di famiglia, farmacisti, insomma tutti coloro che vengono a contatto con il pubblico.

Professor Basdevant:
In Francia il Piano nazionale nutrizione e salute riassume ciò che pensa la comunità medica. Ciò che consigliamo è noto e semplice. La cosa più importante è mangiare frutta e verdura e praticare attività fisica, anche se moderata. Speriamo, nel giro di una decina d'anni, di poter constatare che in Francia l'attività fisica è aumentata, così come i consumatori di frutta e verdura. Non stiamo cercando un modello universale, ma almeno una netta modifica ai comportamenti estremi: rendere più attive le persone sedentarie e aumentare il numero dei consumatori di frutta e verdura.