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IL BAROMETRO IN ITALIA

Indagine 2002 sul rapporto tra la ricerca scientifica e la società civile
A cura di Enrico Stecchi, Altavia Junium
Per scaricare l'intero rapporto clicca qui (file pdf. 782kb)

Partecipa al nuovo sondaggio on line sulle bioscienze
I risultati vengono inseriti nel rapporto che la Fast per l'Italia - e gli altri partners del progetto per i rispettivi paesi - presentano annualmente alla Direzione generale ricerca della Commissione europea, affinchè il parere dell'opinione pubblica su tematiche così importanti e delicate possa essere tenuto nella dovuta considerazione nella definizione delle iniziative - politiche e di altro tipo - da intraprendere a livello comunitario. Lo scopo è creare un migliore rapporto tra il mondo della scienza e la vita dei cittadini europei.


Questo sondaggio, condotto In Italia a fine 2002 da Altavia Junium su incarico della FAST, nell'ambito del progetto europeo Science Generation, ha cercato alcune risposte in questo campo, tanto complesso quanto cruciale.
Sulla spinta di una sensibilita' comune, diffusa in seno a tutta la comunita' europea, e che si confronta con una ridda di fenomeni e di informazioni spesso inquietanti, l'indagine - svolta sia a livello quantitativo che qualitativo - è stata effettuata negli ultimi mesi attraverso una serie di interviste dirette e di focus group, nell'intento di fare il punto sull'attuale livello di coscienza e nei riguardi della ricerca scientifica e delle sue implicazioni, particolarmente nei processi di formazione scolastica.
Dal campo generale della scienza, l'attenzione è stata poi focalizzata sul settore delle bioscienze: cioè quelle che hanno impatto immediato sulla condizione fisica e vitale della persona, che affrontano direttamente le questioni appunto della vita e della salute.La scienza appare oggi sempre piu' al centro della vita sociale: il suo potere di influenza, la ricchezza delle sue conquiste, esercitano sempre più spesso un profondo condizionamento sull'immaginario collettivo. Si avvertono le conseguenze di fenomeni eclatanti, dalla clonazione ai trapianti, dalla proliferazione degli OGM (Organismi geneticamente modificati) allo sviluppo industriale della biochimica, che forse suscitano fascino ma anche diffidenza, nelle opinioni delle persone.
In quale prospettiva i cittadini vedono lo sviluppo della scienza e della ricerca: ecco l'obiettivo centrale del barometro, che ha puntato ad esplorare anche il grado di coinvolgimento personale del campione intervistato, in termini di sviluppo dei propri traguardi di lavoro e di vita.
Nel sondaggio si sono chiesti i pareri di tre categorie distinte, separatamente: gli studenti, gli insegnanti ed infine i genitori, con figli negli ultimi anni delle scuole superiori. Si e' cercato di conoscere meglio come ciascuno veda, dalla sua particolare prospettiva, l'orizzonte della scienza e della ricerca.
Le scienze della vita suscitano fascino e rispetto, ma anche dubbi e controversie: timori legittimi, sul senso etico di certe ricerche e sulla questione dei limiti, e su chi e come possa stabilirli.
E, d'altra parte, si e' voluto misurare in modo particolare quanto la scienza e la ricerca siano concretamente capaci di attrarre i giovani, di coinvolgerli direttamente: la scienza appare infatti in una sorta di crisi di vocazioni, come se tra i giovani la corrente non passasse piu', e i loro interessi si rivolgessero altrove, verso altri campi e differenti carriere.
Vi sono in questo scenario due grandi, importanti protagonisti: il sistema scolastico e quello dell'informazione. L'uno e l'altro esercitano una profonda influenza, modellano gli atteggiamenti delle persone, ne condizionano le attitudini.
Emergono molti elementi di riflessione, nel quadro dei risultati della ricerca; anzitutto un diffuso sentimento di cautela e vigilanza, di fiducia con riserva, nei confronti della scienza; un disincanto maturo, influenzato da un dilemma moderno riassumibile nell'espressione di un giovane studente:
"La scienza ha favorito anche mostri e rovine, ha creato la bomba atomica e tanti altri terribili mezzi di distruzione. Ha indotto fenomeni sconsiderati, di inquinamento e di degrado dell'ambiente. Senza un controllo di fondo, la scienza puo' portare l'uomo a scottarsi col fuoco con cui gioca".
Rispetto a tutto questo complesso orizzonte, la studio ha individuato alcuni elementi significativi:
- anzitutto, che sui temi della scienza, gli atteggiamenti generali possono essere sintetizzati in quattro fondamentali tipologie,
- i disinteressati/indifferenti: che non si pongono molti problemi, accettano quasi passivamente i vantaggi che ritengono derivino sempre dal progresso, grazie alla ricera, e si astengono da valutazioni di tipo etico.
- i tradizionali/tranquilli: che si informano e recepiscono il punto di vista egemone, da neo-moderati, infatti hanno poco senso critico e tendono ad avere una visione istituzionale della scienza, comunque positiva, quasi salvifica, e di una ricerca che deve comunque procedere per il bene dell'umanita'. Credono nellacienza al di sopra della politica e degli interessi economici.
- i preparati/preoccupati: che cercano di formarsi opinioni e coscienza senza troppi conformismi, con un'informazione approfondita e multipla, per non essere ingannati. Ritengono che vantaggi e rischi - comunque presenti - vadano valutati razionalmente, attraverso il controllo e la mediazione.
- i tecnofili/ansiosi: intensi fruitori di informazione (Internet piu' degli altri), tendenzialmente apocalittici, spesso ideologizzati, tendono a polemizzare con i principi consolidati e a mettere in radicale discussione la neutralita' della scienza stessa e la visione positiva del progresso. Sono pessimisti, diffidenti e dissenzienti verso molti aspetti della ricerca contemporanea (OGM, clonazione, etc).
La percezione del rapporto tra scienza e societa' dunque varia significativamente, secondo i valori di riferimento di ciascuna tipologia, e che oscillano tra due estremi:
- da un lato abbiamo persone che percepiscono la scienza come valore in sé, per definizione portatrice di progresso, pur con una consapevolezza (più o meno intensa) del rischio che questa missione della scienza sia fuorviata da interessi 'estranei' (di tipo economico o politico); la società deve dunque sostenere la ricerca ed esercitare un controllo per evitare 'deviazioni' dal fine primario, cioè il benessere dell'umanità.
- dall'altro, abbiamo un atteggiamento critico per il quale la scienza non è 'neutra' ma, come tutte le attività umane, è mossa dalla ricerca del profitto e del potere; i 'progressi' a cui dà luogo riguardano comunque una piccola parte dell'umanità, che può permettersi l'accesso alle 'scoperte', e comportano in ogni caso ricadute più o meno pesanti sull'ambiente e sulla qualità della vita; la società può solo cercare di difendersi - peraltro con poche speranze di successo - dalla ricerca più apertamente inutile o rischiosa.
In questo contesto, l'area delle discipline legate alla salute gode di uno status particolare:
- per quanto riguarda le discipline 'tradizionali' (medicina, farmacia, biologia...) rientrano, nell'immaginario collettivo, tra le scienze 'buone', volte alla conoscenza dell'esistente allo scopo (indubbiamente nobile, anche se spesso teorico) di curare alcune sofferenze. Tuttavia anche qui con diverse prospettive critiche, riguardanti soprattutto la scelta delle priorità, il problema dell'accesso alle cure, le leggi di mercato che regolano la produzione e distribuzione dei farmaci, le tecniche di sperimentazione (su umani ed animali), gli effetti collaterali....
- molto più critica l'irruzione, nell'area 'salute', delle biotecnologie, che introducono l'aspetto dell'intervento umano per modificare la natura (la tecnologia, appunto) con esiti imprevedibili, preoccupanti e generalmente considerati inaccettabili sul piano etico, mentre si affaccia timidamente la tendenza ad allargare il discorso 'salute' a nuovi aspetti: l'ambiente, la 'salute mentale', la qualità della vita....
L'informazione non sembra aiutare molto a mettere a fuoco un punto di vista personale sulla scienza 'in sé':
l'informazione di tipo scientifico in fondo non sembra mancare,
sotto la spinta dell'attualità, che di tanto intanto irrompe nella scaletta quotidiana delle news (dal dissesto idrogeologico alla giornata sull'AIDS)
attraverso momenti divulgativi, soprattutto televisivi, di taglio più generale e didattico, ma adeguatamente spettacolarizzato.
Il risultato è quello di rendere fruibile ed appetibile l'ostico mondo delle scienze, contribuendo a creare una 'cultura scientifica' diffusa, ma la funzione sembra fermarsi lì: non si rileva infatti una funzione di stimolo a successivi approfondimenti né tantomeno a prefigurare, da parte dei giovani, un proprio coinvolgimento 'attivo' nella materia in oggetto.
La scuola non sembra fornire un grande contributo nel sollecitare una riflessione generale sul ruolo ed il senso delle 'scienze', né nell'incentivare una proiezione dei giovani nel mondo della ricerca:
lo studio delle materie scientifiche viene percepito come 'acquisizione di conoscenze consolidate', avulso dall'attualità da un lato e dalla riflessione etico/sociale dall'altro
la sua funzione di 'orientamento' sembra soprattutto esplicarsi in una conferma delle preferenze (o preconcetti) dello studente: 'essere portato' o al contrario 'essere negato' per le discipline scientifiche resta il criterio fondamentale di scelta del curriculum di studi successivo
Tra la visione lontana di un affascinante ma inquietante 'mondo della ricerca', ribollente di questioni di enorme impatto politico e sociale, e la realtà vissuta dello studio di una serie di discipline consolidate e preconfezionate, i ragazzi non sembrano vedere un grande nesso:
- i più 'tranquilli' faticano a prefigurare un proprio ruolo attivo nel 'mondo delle scienze' (e nel mondo in generale): la figura del 'ricercatore' non rientra nel loro immaginario, se non ricorrendo a stereotipi datati e molto lontani
- i più attivi sono anche i più critici e, con una buona dose di realismo pessimista, tendono a prendere le distanze da una realtà in cui non vedono molti spazi per l'idealismo.
Sullo sfondo, una situazione di grande incertezza per un futuro sempre più nebuloso e 'precario' e una situazione tutta italiana di drastico ridimensionamento del settore cultura e ricerca: non dovrebbe stupire allora che i ragazzi non considerino la ricerca scientifica una prospettiva da prendere in grande considerazione, per il proprio futuro.
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