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  ____Punti di vista____________________________  
     
 
PRIMO PIANO
MALATTIE INFETTIVE: PUNTI DI VISTA A CONFRONTO
 
  Quattro specialisti europei hanno risposto alle domande di Science Generation sulle malattie infettive e sui problemi sanitari ad esse legati, con riferimento all'Italia, alla Francia, alla Svezia, ma anche all'Europa in generale. Con loro abbiamo parlato dello stato dei vaccini, della copertura immunitaria nei loro paesi, dei nuovi sviluppi della ricerca in questo settore. Ci hanno descritto le misure adottate dalle autorità sanitarie per prevenire ed evitare epidemie mondiali causate dall'insorgere di nuove malattie ed inoltre il fenomeno dei batteri resistenti agli antibiotici, la loro origine e come si può affrontare questo problema. Infine, hanno dato indicazione su quali potrebbero essere, a loro parere, le misure da adottare a livello europeo.
 
  Il Dottor Jean-François Saluzzo è virologo, incaricato dello sviluppo dei vaccini contro le nuove malattie virali presso l'Aventis Pasteur, a Lione in Francia

 
  Il Dottor Robert Sebbag lavora a Parigi presso l'ospedale Pitié Salpêtrière, nel reparto Malattie infettive e AIDS. A lui è affidata la piattaforma di comunicazione per la Federazione Europea delle Industrie e Associazioni Farmaceutiche (EFPIA) a Bruxelles in Belgio  
  Il Professor Britta Wahren è docente di virologia al Centro di Microbiologia e Biologia dei Tumori dell'Istituto Karolinska a Stoccolma, in Svezia  
  Il Dottor Alberto Volonterio è specialista in malattie infettive e vice-direttore della Divisione Malattie Infettive all'Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano.  
La percezione che il pubblico ha delle malattie infettive è molto cambiata negli ultimi 20 anni?
 
Quali misure vengono prese per evitare le epidemie di influenza?
 
Secondo voi, le recenti malattie come la SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave) e l'influenza aviaria hanno avuto un impatto significativo sull'opinione pubblica?
 
Qual è la politica nazionale in materia di vaccinazioni obbligatorie?
 
Qual è la copertura vaccinica contro le malattie infantili?
 
Qual è la copertura vaccinica contro le malattie degli adulti come l'influenza?
 
C'è opposizione alle vaccinazioni nel vostro paese?
 
Ritenete necessario lo sviluppo di nuovi vaccini?
 
Si è verificato, nel vostro paese, un ritorno o un'insorgenza di malattie infettive?
 
Qual è la situazione epidemiologica per ciò che riguarda la resistenza dei batteri agli antibiotici?
 
Le autorità sanitarie hanno preso delle misure per fronteggiare la crescente resistenza batterica?
 
Cosa pensate delle misure adottate per combattere questo problema?
 
Credete che il governo debba intervenire?
 
Potete dirci cosa si sta facendo a livello europeo?
 
Pensate che una politica europea diversa possa essere messa in atto, per esempio nella lotta contro le resistenze batteriche?
 
  D.
La percezione che il pubblico ha delle malattie infettive è molto cambiata negli ultimi 20 anni?

Dottor Saluzzo:
La percezione del rischio di malattie infettive è notevolmente cambiata a livello mondiale.
Nel 1967 il Segretario di stato responsabile della sanità negli Stati Uniti dichiarava: "E' ora di chiudere il libro sulle malattie infettive" sottintendendo che il successo degli antibiotici, degli antiparassitari e della vaccinazione aveva reso possibile il controllo delle malattie infettive. Inoltre, il progresso della biologia molecolare lasciava sperare in nuovi successi. Si parlava di vaccini polivalenti sviluppati attraverso l'ingegneria genetica. Poi, all'inizio degli anni '80, è arrivato l'AIDS, insieme alla scoperta di non disporre di trattamenti antivirali pronti. La difficoltà di sviluppare un vaccino contro l'HIV divenne presto evidente, a causa delle proprietà biologiche del virus in questione, in particolare alla sua abilità di mutare. Durante questo periodo c'è stato un cambiamento radicale nella percezione del rischio di infezioni nel mondo intero.

Dottor Sebbag:
Nei paesi più avanzati, grazie alla scoperta di vaccini e antibiotici, le malattie infettive - nel secolo scorso - non rappresentavano più una minaccia per l'uomo. Fino a che, con lo sviluppo dell'AIDS, le malattie infettive sono diventate ancora una volta una vera preoccupazione per la salute. L'AIDS stesso ha contribuito anche alla ricomparsa della tubercolosi. Più recentemente, si è venuta ad aggiungere la minaccia del bio-terrorismo. Oggi le malattie infettive sono, quindi, ancora alla ribalta delle cronache, almeno nei paesi industrializzati, poiché nei paesi in via di sviluppo non hanno mai cessato di essere la maggior causa di mortalità e morbidità.

Dottor Wahren:
In Svezia c'è stato un significativo cambiamento nella percezione pubblica delle malattie infettive. Le persone hanno capito che ci sono alcune malattie pericolose e altre no. Questo modo di pensare riflette un cambiamento positivo dell'opinione pubblica. Ormai la maggioranza è più interessata alla prevenzione invece che alla cura delle malattie.

Dottor Volonterio:
La percezione che il pubblico italiano ha delle malattie infettive è cambiata notevolmente nel corso dell'ultimo ventennio. Due sono le ragioni fondamentali: innanzitutto la scoperta dell'AIDS a metà degli anni '80. Sebbene alcuni ritengano che oggi questa epidemia non sia più così pericolosa come all'inizio, così non è. Anzi, questa crisi persistente continua a influenzare il modo in cui il pubblico si raffronta con le malattie infettive. La seconda ragione di questo cambiamento è legata all'insorgere di nuovi virus, come ad esempio Ebola, ed anche alla paura del bio-terrorismo che sembra essere costantemente presente.
In generale, se il pubblico degli anni '80 mancava di informazione sulle malattie infettive, oggi è invece ben informato.

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  D.
Quali misure vengono prese per evitare le epidemie di influenza?

Dottor Saluzzo:
Le misure necessarie per controllare la circolazione del virus dell'influenza sono prese dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ciò permette, ogni anno, di poter determinare la composizione del vaccino contro la malattia.
Il maggior pericolo legato all'influenza è l'eventuale apparizione di un nuovo virus influenzale per il quale non ci sia il tempo necessario per produrre un vaccino. Dobbiamo riconoscere che saremmo spiazzati di fronte a questa eventualità. Infatti, non disponiamo delle infrastrutture industriali adatte per produrre le centinaia di milioni, o addirittura miliardi, di dosi di vaccino necessarie. Le autorità hanno un ruolo importante nei confronti dei produttori di vaccini: esse dovrebbero cooperare alla realizzazione di strutture industriali di dimensioni tali da poter andare oltre i bisogni normali, nell'eventualità di casi eccezionali. Negli Stati Uniti, questo processo sta per realizzarsi: le autorità hanno appena lanciato un bando di centinaia di milioni di dollari affinché l'industria crei strutture per la produzione di vaccini. In Europa non esiste niente di equivalente.
Non esiste nemmeno lo stoccaggio dei farmaci per trattare l'influenza, ovvero le riserve di quei farmaci che potrebbero rallentare l'epidemia di influenza e curare almeno parzialmente gli individui.
E' importante che le autorità si impegnino ad acquisire quantità significative di farmaci anti-influenzali. Per il momento ciò non avviene. L'unica misura efficace è il monitoraggio dell'influenza a livello internazionale. Ma evidentemente, in caso di comparsa di un nuovo virus, tale controllo è lontano dall'essere adeguato a fronteggiare il pericolo che un'epidemia tale rappresenterebbe.
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  D.
Secondo voi, le recenti malattie come la SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave) e l'influenza aviaria hanno avuto un impatto significativo sull'opinione pubblica?

Dottor Wahren:
In Svezia si è parlato molto di questi recenti fenomeni attraverso i mezzi di comunicazione, ma non sono sicura che abbiano avuto un reale impatto sul modo in cui la popolazione percepisce le malattie infettive. A causa della posizione geografica della Svezia, molte persone non si sentono direttamente coinvolte da ciò che accade in paesi che a loro sembrano molto lontani. Ciò non significa che i cittadini svedesi non siano interessati a tenersi informati su ciò che succede nel mondo. Inizialmente gli svedesi hanno reagito come le persone negli altri paesi. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Istituto Svedese per le Malattie Infettive e il Ministero svedese della Sanità hanno pubblicato delle raccomandazioni che gran parte della popolazione ha seguito, decidendo di non viaggiare nei paesi e zone infette o di posticipare il viaggio. Le informazioni su queste malattie sono state monitorate e seguite settimanalmente (se non quotidianamente) attraverso mezzi di comunicazione scientifici e generici. Da parte sua il governo svedese ha ricevuto delle delegazioni cinesi per studiare il problema della SARS. Esiste un piano nazionale per la lotta contro queste malattie infettive gravi, che non è stato modificato a seguito dei recenti avvenimenti.

Dottor Sebbag:
Credo che con l'AIDS ed Ebola, la Francia abbia preso coscienza dei nuovi virus, delle mutazioni, delle nuove malattie e della nuova emergenza dovuta alle malattie infettive, fenomeno molto preoccupante. Le minacce più significative sono la SARS e il rischio di epidemia influenzale, di cui si è molto parlato con l'influenza aviaria, ma anche tutte le malattie nosocomiali, che sono una delle principali cause di mortalità. La mancanza di igiene può essere all'origine di queste malattie, ma più sovente è soprattutto la resistenza dei germi agli antibiotici che fa scattare la malattia. In effetti, i germi si adattano al nostro modo di vivere, alle cure, e oggi questo rappresenta un nuovo importante rischio di malattie infettive nei nostri paesi.
Le malattie nosocomiali si sviluppano in ambiente ospedaliero, poiché alcuni germi sviluppano resistenza, spesso a causa di una cattiva utilizzazione dei trattamenti antibiotici ed a un mancato rispetto di misure igieniche di base. Gli antibiotici sono stati una scoperta straordinaria e fondamentale. Hanno permesso di debellare certe malattie ed i rischi ad esse associati, come, ad esempio, i reumatismi articolari acuti a seguito di mal di gola da streptococco. Ma sono stati utilizzati troppo e non sempre in modo corretto, prescritti anche in caso di semplice febbre o infezione, sia che fosse di origine virale che batteriologica. Questo uso smodato di antibiotici ha permesso uno sviluppo di germi resistenti i quali, quando un paziente viene curato in ospedale, possono provocare lo sviluppo di una nuova malattia difficile da curare e che presenta dei tassi di mortalità spesso estremamente alti.

Dottor Saluzzo:
Certamente queste malattie hanno impressionato il mondo intero e i mezzi di comunicazione ne hanno parlato molto. Nessuno vuole rivivere la comparsa dell'AIDS, che non è stata presa sufficientemente sul serio. La mobilitazione su queste malattie è estrema sia da parte delle autorità che dei mezzi di comunicazione e questo ha un forte impatto anche sulla popolazione. Si prenda come esempio l'influenza aviaria: è stata condotta una campagna di sensibilizzazione pubblica ma, facendo un bilancio, l'opinione pubblica pensa che si tratti di un problema secondario perché non ci sono state effettive conseguenze in Francia.

Dottor Volonterio:
In Italia queste malattie, in particolare la SARS, hanno influenzato profondamente l'opinione pubblica. Chi non rimarrebbe colpito dalle immagini di medici, cittadini o pazienti che indossano maschere per proteggersi da contaminazioni? Quasi fossero uscite direttamente da una fiction! Inoltre la SARS, con il suo impatto sull'economia (e tutto ciò che ne deriva) è stata seguita dai mezzi di comunicazione molto da vicino ed è forse quella che più incarna le paure delle persone nei confronti delle malattie infettive.
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  D.
Qual è la politica nazionale in materia di vaccinazioni obbligatorie?

Dottor Wahren:
Il governo svedese non impone le vaccinazioni. Tuttavia, molti vaccini, fra cui quelli per l'infanzia, sono fortemente raccomandati.

Dottor Volonterio:
La politica nazionale italiana in materia di vaccinazioni obbligatorie è molto rigida. Tuttavia il suo raggio non è così ampio come dovrebbe essere. Per esempio, il morbillo non è compreso tra le vaccinazioni obbligatorie. E' frequentemente richiesto ai bambini il certificato delle vaccinazioni per poter continuare a frequentare le attività scolastiche ed extra scolastiche. Resta inteso che è possibile frequentare la scuola anche senza essere vaccinati; i regolamenti e i controlli del sistema rendono però tutto più difficile.

Dottor Sebbag:
I calendari delle vaccinazioni non sono tutti uguali nei diversi paesi europei. In Francia alcune vaccinazioni sono obbligatorie, ma bisogna sempre ricordare che la vaccinazione è sicuramente un atto individuale, in quanto i genitori proteggono se stessi e i loro figli, ma anche un atto collettivo in quanto una vaccinazione dell'85 % e più permette di evitare una nuova insorgenza di epidemie. La responsabilità collettiva è un aspetto molto importante. Per esempio, una vaccinazione di più del 90% elimina tutti i rischi di morbillo, mentre se è inferiore al 70% o 65%, si assiste all'insorgenza di epidemia con casi mortali, come è capitato in Gran Bretagna. E' estremamente importante mantenere una copertura vaccinica sufficiente per malattie come il tetano, la difterite, il morbillo, la parotite, la rosolia, e persino la poliomielite (anche se si spera di sradicare questa malattia). La vaccinazione contro la poliomielite è ancora necessaria perché il virus selvaggio o il virus derivato dal vaccino possono ancora circolare. E' imperativo per le autorità sanitarie continuare la campagna in favore della vaccinazione.
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  D.
Qual è la copertura vaccinica contro le malattie infantili?

Dottor Volonterio:
Le percentuali di copertura nei bambini sono molto elevate, per lo meno nei bambini nati in Italia. La copertura generale della popolazione è forse più bassa rispetto agli anni passati. Questa diminuzione è dovuta al fatto che molti dei nuovi immigranti sono meno propensi a farsi vaccinare rispetto agli Italiani o alle generazioni precedenti di immigranti. Molti di questi bambini, le cui famiglie sono entrate in Italia legalmente, finiscono per essere vaccinati molto più tardi degli altri.

Dottor Wahren:
Le vaccinazioni ai bambini non sono obbligatorie in Svezia, ma sono però fortemente consigliate dal Ministero della salute e dal settore medico in generale. Esiste un programma molto importante di vaccinazione. Molti bambini, per esempio, vengono vaccinati contro il morbillo, la parotite, la rosolia e la poliomielite. Non essendo regolarmente vaccinati contro l'epatite A e B, la percentuale di copertura è difficile da stabilire. Essa varia a seconda delle regioni in funzione dei fattori socio-economici, del livello di educazione e della mancanza di regolamentazioni governative. La copertura è stimata intorno all' 89%. Questa percentuale è leggermente inferiore a quelle degli anni precedenti (95% nel 1999), ma attualmente è di nuovo in aumento.

Dottor Sebbag:
Globalmente la copertura vaccinica (tra il 70% e l'80%) nel bambino è buona, specialmente con il triplo vaccino (morbillo, parotite, rosolia) ma anche grazie, ad esempio, al vaccino pentavalente e alle cure mediche di cui beneficiano i bambini attraverso la medicina scolare, i pediatri ed i centri di assistenza a madri e infanzia. La copertura è meno buona nell'adulto perché il controllo è minore. Si osserva, per esempio, una ripresa della pertosse negli adulti e altre malattie. Bisogna quindi essere più attenti sui richiami: ci sono ancora casi di tetano in Francia perché i richiami del vaccino non vengono fatti. Questi sono invece essenziali, in quanto gli adulti possono trasmettere l'infezione ai bambini prima che vengano immunizzati.
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  D.
Qual è la copertura vaccinica contro le malattie degli adulti come l'influenza?

Dottor Sebbag:
In Francia, il vaccino contro l'influenza è raccomandato e rimborsato solo alle persone con più di 65 anni di età e alle persone a rischio, anche se l'influenza è debilitante per tutte le persone in età lavorativa. Il vaccino esiste ed è ben tollerato e dovrebbe quindi essere somministrato di routine, anche nei bambini. Negli Stati Uniti, dove le autorità sanitarie hanno raccomandato la vaccinazione contro l'influenza nei bambini, si è osservata una diminuzione netta di un certo numero di problemi respiratori e altre affezioni come l'otite. Fra l'altro, i bambini possono trasmettere la malattia agli adulti. Io sto parlando solo di raccomandare questo tipi di vaccinazione e non di renderla obbligatoria. Credo che la popolazione europea non sia sufficientemente vaccinata contro l'influenza. D'altro canto, in tutte le raccomandazioni riguardanti le epidemie di influenza , viene detto che, durante i periodi inter-epidemici, come quello in cui ci troviamo, la copertura vaccinica dovrebbe essere superiore per garantire una protezione in caso di epidemia.

Dottor Volonterio:
In Italia la percentuale di copertura contro le malattie degli adulti varia da regione a regione. La copertura vaccinica globale dell'influenza, per esempio, è molto bassa. Ciò è dovuto, in parte, all'assenza di una politica nazionale riguardante i vaccini antinfluenzali. Le regioni forniscono informazioni contraddittorie. Alcune consigliano a tutte le persone che hanno più di 65 anni di farsi vaccinare, altre non lo fanno. Alcune propongono di vaccinare i bambini contro l'influenza, mentre altre si oppongono. Alcune regioni hanno investito molto affinché le persone anziane avessero l'opportunità di vaccinarsi contro l'influenza. In queste regioni, anche se la copertura generale è bassa, la parte della popolazione più a rischio è meglio protetta.
I casi di epatite A e B ci forniscono un altro esempio: i bambini vengono vaccinati contro l'epatite B dal 1991, ma la copertura negli adulti per queste malattie è difficile da valutare. Le raccomandazioni relative alla vaccinazione contro l'epatite B non sono sempre trasmesse ai pazienti adulti. E', questo, un altro esempio di assenza di politica nazionale. Inoltre non si incoraggiano abbastanza le persone a farsi vaccinare contro l'epatite A. In effetti, il vaccino non è rimborsato dal sistema sanitario pubblico, nemmeno per le persone che invece dovrebbero essere vaccinate. La conseguenza è una copertura relativamente bassa. La copertura vaccinica negli adulti resta quindi molto discontinua.

Dottor Wahren:
Difficilmente si può parlare di copertura vaccinica degli adulti in Svezia. Le cifre disponibili non sono affidabili, purtroppo. La copertura non è omogenea, varia in funzione della malattia o dell'età. Per l'epatite B, ad esempio, a causa di mancanza di informazioni precise, le migliori stime indicano che la popolazione adulta vaccinata va dal 5 al 10%. Molte delle persone vaccinate contro l'epatite B hanno meno di 60 anni. Tuttavia, le statistiche sull'influenza rivelano che il 50% delle persone tra i 60 e i 65 anni sono vaccinati. Per le persone di questa età i rischi legati all'influenza sono più alti, di conseguenza sono fortemente incoraggiati a vaccinarsi. Le direttive per l'influenza sono diverse da quelle per l'epatite B.
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  D.
C'è opposizione alle vaccinazioni nel vostro paese?

Dottor Sebbag:
Esistono due fenomeni. Da una parte, l'attivismo dei gruppi anti-vaccinazione si è decuplicato grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare Internet. Dall'altra, in Francia e in Gran Bretagna in particolare, sono sorti timori nei confronti di due vaccini. In Gran Bretagna, la maggioranza della popolazione ha ricevuto un vaccino chiamato MMR (che sta per measles, mumps, rubella), cioè contro il morbillo, la parotite e la rosolia, e alcuni ritengono esista un legame fra questo vaccino e l'autismo. In Francia milioni di persone sono state vaccinate contro l'epatite B e durante questo periodo sono comparsi casi di sclerosi a placche, che pure si verificano su base regolare. Ad ogni modo, persone e gruppi hanno posto il vaccino sotto accusa. Oggi si sa che non esiste nessun legame tra la vaccinazione e la comparsa di queste malattie, ma all'epoca ciò ha permesso alle lobby anti-vaccinazione di godere di un certo credito nel sostenere che vaccinarsi non è un atto privo di rischi. In realtà la vaccinazione è un atto curativo e quindi, per definizione, non è esente da rischi. Ma i problemi legati alla vaccinazione sono minimi e il rapporto rischio/beneficio è eccellente.
Nel caso del vaiolo, per esempio, la vaccinazione è stata la sola arma efficace contro la malattia, anche se, comunque, la vaccinazione comportava dei rischi molto seri di sviluppare l'encefalopatia, di cui si poteva riscontrare un caso su 100.000 persone vaccinate. Tuttavia, il rischio rimaneva ben inferiore al rischio che si poteva correre senza vaccinazione. Oggi la paura dei vaccini ha rimpiazzato la paura delle malattie. Le persone hanno dimenticato ciò che significa essere affetti da poliomielite, difterite o tetano. Si domandano perché si fanno vaccinare, poiché non conoscono la malattia contro la quale agisce il vaccino. E' dunque importante ricordare alle persone che queste malattie esistono, che non sono completamente sradicate e che sono pericolose.

Dottor Wahren:
In Svezia non c'è molta resistenza alla vaccinazione. Tuttavia diversi gruppi rifiutano di farsi vaccinare e alcuni, per esempio, per convinzioni religiose. Inoltre, anche una parte della popolazione più istruita non si protegge. Questo gruppo di popolazione, anche se conscia dei problemi legati alle malattie infettive, non sente la necessità di essere vaccinata perché tutti lo sono già. Benché questo tipo di ragionamento non abbia fondamento, non essere vaccinati procura a questi individui un senso di sicurezza.

Dottor Volonterio:
In Italia l'opposizione alle vaccinazioni non è forte e la popolazione è molto sensibile alle raccomandazioni dei medici. L'Italia è uno dei paesi dove si incontra meno resistenza alla vaccinazione. Gli italiani hanno generalmente fiducia nella medicina moderna e credono nei benefici effetti dei vaccini. Malgrado tutto, esiste qualche minoranza che, per ragioni culturali o religiose, sfida la posizione della comunità medica. Queste persone rappresentano solo una piccola frazione della popolazione globale.
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  D.
Ritenete necessario lo sviluppo di nuovi vaccini?

Dottor Volonterio:
C'è un reale bisogno di sviluppare nuovi vaccini. Abbiamo urgente necessità di un vaccino contro l'HIV che permetta di prevenire l'infezione o di curare le persone malate. Credo purtroppo che siamo ancora lontani dall'ottenere dei risultati che permettano di bloccare la malattia.
L'infezione da HIV non è la sola contro la quale non esiste vaccino. Oggi solo poche malattie possono essere trattate o curate con un vaccino. Molto rimane da fare per tante malattie infettive.

Dottor Wahren:
Il bisogno di mettere a punto nuovi vaccini è reale, anche se si è già fatto molto in questo campo. Per certe malattie, tra le quali l'epatite C o l'AIDS, nessun vaccino è attualmente disponibile. Per altre malattie come il vaiolo, è necessario mettere a punto un nuovo vaccino senza effetti collaterali.

Dottor Saluzzo:
Al giorno d'oggi i vaccini sono sicuramente indispensabili per combattere le malattie infettive. I vaccini contro l'AIDS e le maggiori malattie tropicali sono attualmente oggetto di studio: ci sono una quindicina circa di vaccini candidati contro l'AIDS e molti contro la malaria e la tubercolosi. In effetti, l'efficacia del vaccino contro la tubercolosi (BCG) è lontano dall'essere completamente efficace, quindi un nuovo vaccino sarebbe il benvenuto.
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  D.
Si è verificato, nel vostro paese, un ritorno o un'emergenza di malattie infettive?

Dottor Saluzzo:
L'emergenza di malattie infettive non è specifica di un paese, è un problema generale.
L'AIDS comparve per la prima volta in Africa quando la malattia fu trasmessa all'uomo da una scimmia; in seguito l'epidemia si diffuse a livello mondiale.
Più recentemente, abbiamo dovuto confrontarci con la SARS che ha avuto origine in Cina e la cui diffusione è stata limitata grazie all'applicazione di misure drastiche. Ma tutti i paesi ne sono coinvolti. A causa di scambi particolari, con l'Africa ad esempio, virus sviluppati in quei territori possono essere introdotti in Francia, prima di espandersi in tutto il mondo. Ma il rischio è lo stesso in Inghilterra, in Belgio o in tutti i paesi che hanno un grande flusso di viaggiatori con il continente africano.

Dottor Wahren:
In Svezia in questi ultimi anni abbiamo assistito al ritorno di molte malattie, in particolare delle malattie sessualmente trasmissibili. Il tasso più elevato riguarda l'HIV, la sifilide e la clamidia. Inoltre abbiamo notato l'emergenza dei batteri resistenti ad alcuni antibiotici.

Dottor Volonterio:
In Italia, in effetti, abbiamo constatato l'emergenza o il ritorno di malattie infettive. Venticinque anni fa avevamo chiuso le strutture adibite alle malattie infettive. A quel tempo le persone pensavano che la battaglia fosse quasi vinta. Tuttavia, ciò che ignoravano era che le malattie infettive si ripresentano a cicli e che ogni ciclo comprende picchi e discese.
Oggi la popolazione è estremamente mobile, viaggia facilmente e rischia di essere esposta a nuove malattie. I parassiti rappresentano ormai uno dei problemi di salute più preoccupante.
Inoltre, le malattie infettive ritornano a causa delle numerose immunodeficienze dovute a malattie come l'AIDS, al cancro, e anche all'età avanzata, che indeboliscono il sistema immunitario dei pazienti e li rendono molto più vulnerabili alle malattie infettive contro le quali le persone in buona salute possono invece combattere.
Tra le malattie infettive, la cui incidenza sta aumentando, c'è la polmonite, che attualmente è l'infezione più frequente tra le malattie provocate dall'AIDS, e le infezioni da funghi. Per quanto riguarda le malattie emergenti, si notano sempre più le infezioni batteriche. Questi batteri diventano resistenti agli antibiotici, fenomeno nuovo apparso solo da qualche anno.
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  D.
Qual è la situazione epidemiologica per ciò che riguarda la resistenza dei batteri agli antibiotici?

Dottor Volonterio:
Molti scenari inquietanti ci aspettano. Gli stafilococchi resistenti alla Vancomicina non sono frequenti ma rappresentano una minaccia in tutti gli ospedali. Gli stafilococchi resistenti alla Meticillina oggi sono quasi frequenti negli ospedali quanto gli stafilococchi non resistenti, e si possono trovare occasionalmente anche dei "mega" stafilococchi resistenti alla Vancomicina e alla Teicoplanina. Non è più neanche raro trovare pseudomonadi resistenti a molti antibiotici. La percentuale di pneumococchi resistenti alla penicillina oltrepassa sicuramente il 20%, anche se non è così alta come in Spagna e in Francia. I casi di tubercolosi resistenti a molti antibiotici sono sempre più frequenti e sono sovente legati all'epidemia di AIDS. La situazione peggiorerà negli anni a venire, in quanto si prevede una penuria di nuovi antibiotici sul mercato. Questi sono diventati troppo cari da produrre e vengono somministrati ai pazienti per periodi troppo brevi per generare un profitto adeguato.

Dottor Wahren:
Anche se nel nostro paese assistiamo all'emergenza di batteri multi-resistenti dovuta a pratiche mediche scorrette, la Svezia è uno dei paesi industrializzati meno toccati dal fenomeno di resistenza batterica agli antibiotici. Se la situazione internazionale attuale persiste, dovremo certamente affrontare seri problemi in futuro.
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  D.
Le autorità sanitarie hanno preso delle misure per fronteggiare la crescente resistenza batterica?

Dottor Wahren:
I medici e i veterinari svedesi evitano nel limite del possibile di prescrivere antibiotici. Questa politica, anche se non perfetta, si è dimostrata molto efficace per controllare lo sviluppo dei batteri multi-resistenti.

Dottor Volonterio:
Decidere quali misure adottare è difficile per le autorità sanitarie italiane. Alcuni esponenti della comunità medica propongono di creare un organismo centrale per studiare e seguire lo sviluppo dei batteri resistenti agli antibiotici. Altri suggeriscono di limitare le prescrizioni di antibiotici.
Sempre più pazienti vengono sottoposti a trattamenti costosi e pericolosi che utilizzano nuovi antibiotici aggressivi, che non dovrebbero essere somministrati per abitudine, ma unicamente per curare i casi più gravi.
E' comunque riconosciuto che non sono stati fatti sforzi sufficienti per affrontare questo problema
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  D.
Cosa pensate delle misure adottate per combattere questo problema?

Dottor Sebbag:
In Europa si è constatata una diminuzione e un miglioramento dell'utilizzo degli antibiotici. In Francia è stata realizzata una campagna di sensibilizzazione estremamente importante, in particolare sulle angine. Prima di ciò, venivano prescritti sistematicamente gli antibiotici per trattare le angine, anche quando due angine su tre erano di origine virale e in questo caso gli antibiotici non erano efficaci, oppure quando un adulto presentava un sintomo influenzale. I medici sono stati sensibilizzati in questo senso. Ormai, in caso di angina, vengono praticati test per stabilire la sua origine, virale o batteriologica, e gli antibiotici non vengono prescritti se non in caso di necessità. L'osservata resistenza dei germi ci obbliga ad essere più cauti poiché più sviluppiamo trattamenti, più questa resistenza aumenta. Il rischio più preoccupante è l'apparizione di nuovi germi contro i quali non avremo più armi.

Dottor Volonterio:
In Italia i batteri resistenti agli antibiotici rappresentano un problema crescente. Molti centri raccolgono i dati riguardanti questo fenomeno, ma non esiste nessun organismo centrale che raggruppi tutte queste informazioni. Questa mancanza di centralizzazione è un problema sia per l'Italia che per l'Europa. La ricerca e le indagini sono lunghe e difficili da condurre. Tuttavia la situazione in Italia è migliore che oltre Atlantico.

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  D.
Credete che il governo debba intervenire?

Dottor Wahren:
Si possono dare molti suggerimenti al governo svedese per migliorare la sanità pubblica. Il più evidente è quello di aumentare le risorse. Ciò significherebbe più soldi per tutti coloro che sono coinvolti nel settore della sanità pubblica, dai ricercatori ai medici agli educatori. Molto utile sarebbe se il governo desse delle direttive chiare. Gli svedesi in generale sono pronti a seguire le direttive e a fare ciò che viene detto loro.

Dottor Volonterio:
Non sono sicuro circa le misure che il governo italiano potrebbe intraprendere per una migliore diffusione delle informazioni sulle malattie infettive. A volte anche noi, all'interno della comunità medica, facciamo in fretta a biasimare i politici per un problema che poi è anche di nostra responsabilità. Dovremmo essere in grado di prendere le iniziative per l'educazione del grande pubblico sulle malattie infettive, senza contare costantemente sul governo. Inoltre, all'interno dell'Unione europea, considerare questo problema strettamente a livello nazionale è molto discutibile.
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  D.
Potete dirci cosa si sta facendo a livello europeo?

Dottor Sebbag:
A livello europeo, la presa di coscienza dei problemi è molto importante. Anche se le decisioni nel settore sanitario sono prese dagli Stati membri e non dall'Unione europea, quest'ultima ha un ruolo consultivo e si sta occupando in maniera molto attiva sia dei rischi del bio-terrorismo che delle epidemie influenzali. Si assiste ad una reale presa di coscienza e sono stati costituiti dei gruppi di lavoro, in particolare per studiare le problematiche relative all'epidemie influenzali.
La politica sanitaria rientra nella politica propria di ogni paese. L'Europa fornisce degli orientamenti ma le decisioni sono prese a livello nazionale. La Francia, per esempio, è uno dei pochi paesi europei dove si effettua la vaccinazione e il richiamo per la tubercolosi.
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  D.
Pensate che una politica europea diversa possa essere messa in atto, per esempio nella lotta contro le resistenze batteriche?

Dottor Volonterio:
Sarebbe un'idea eccellente quella di istituire un centro europeo di ricerca e sviluppo sulle malattie infettive, con un ufficio centralizzato ed una sede per la ricerca che fornisca informazioni e consigli. Avremmo veramente bisogno dell'equivalente europeo dei centri americani per il controllo delle malattie. Con una struttura simile, una politica sanitaria europea potrebbe espandersi. Dobbiamo pensare all'Europa come a un singolo continente e non come 25 paesi indipendenti.

Dottor Sebbag:
Se esiste un settore in cui le frontiere non giocano alcun ruolo è quello delle malattie. I batteri e i virus non rispettano i confini. La messa in atto di una politica intelligente in materia di malattie infettive sarebbe un'ottima iniziativa, ma dovrebbe essere realizzata con il consenso delle autorità sanitarie di tutti i paesi membri. Del resto, con gli spostamenti di popolazione da un paese all'altro, una politica europea di salute pubblica deve essere messa in atto, in particolare per le malattie infettive.

Dottor Wahren:
Credo che sarebbe difficile mettere in atto una politica europea unica per la lotta contro i batteri multi-resistenti. Questo compito sembra quasi irrealizzabile in una comunità senza controlli comuni. Molte persone ci hanno provato ed hanno fallito. Neppure un semplice monitoraggio del sistema sembra essere sufficiente. La decisione migliore potrebbe essere quella di trattare tutte le malattie gravi con i rimedi disponibili senza fare sistematicamente ricorso agli antibiotici.
La normativa medica rappresenta un punto debole dell'Unione europea, ma la ricerca medica è uno dei punti forti. A livello europeo, sono in corso ricerche per mettere a punto nuovi vaccini contro la malaria, la tubercolosi e l'HIV.
Tutti i ministri della sanità dell'Unione europea propongono sovvenzioni ai loro ricercatori, e sono disponibili fondi per gruppi di ricerca composti da membri provenienti da almeno 3 paesi europei diversi. Al momento della compilazione della domanda di finanziamento, ogni paese è tenuto a collaborare con altri paesi europei. Ad esempio, la Svezia recentemente ha lavorato con la Germania e la Finlandia nella richiesta di finanziamento per la ricerca sul vaccino contro l'HIV.
In termini di vaccini, ogni paese ha un suo proprio programma, ma un programma europeo complementare sarebbe utile e avrebbe un ruolo educativo maggiore. L'interesse dell'Unione europea in questo settore sembra essere diminuito rispetto al passato.
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